Esiste una differenza sostanziale tra la legislazione italiana e quella internazionale in merito alla definizione di ambienti confinati, anche detti spazi confinati. All’estero questi ambienti vengono diversificati in cinque categorie distinte a seconda del settore:

  • Edile per quanto riguarda gli scavi
  • Industriale per quanto riguarda le vasche di raccolta o i silos
  • Agricolo per i pozzi interrati o i depuratori
  • Navale per quanto riguarda le stive
  • Portuale per i container e le cisterne

spazi-confinati

La normativa italiana al contrario unifica i rischi negli ambienti confinati a quelli sospetti di inquinamento. L’art. 66 D.lgs. 81/08 e l’art. 121 fanno riferimento, il primo alle misure precauzionali che occorre adottare per i lavoratori che operano presso le attività occupate nei pozzi neri, fogne e gallerie, mentre il secondo articolo elenca i provvedimenti da prendere per coloro che lavorano in ambienti ad alto rischio chimico.

Il decreto DPR 177/2011, esteso sia alle attività che operano in maniera diretta sul campo e sia alle imprese, come quelle appaltatrici, che invece operano nel settore ma in maniera esterna, attua un’inversione di marcia rispetto al passato. Infatti per le aziende non basterà più avere solamente l’idoneità tecnico-professionale per operare nei settori degli spazi confinati, ma gli viene imposta una specifica professionalità che dovranno rispettare.

Tali aziende dovranno possedere dei requisiti inderogabili e dovranno rispettare tutto quello che è scritto nel Testo Unico in tema di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria, sicurezza sul lavoro e sulla formazione e informazione dei lavoratori. Altro requisito fondamentale è quello che almeno il 30% del personale sia stato formato e informato sui rischi e sulla tipologia di addestramento.

Quali sono i principali rischi per gli ambienti confinati

Uno dei principali rischi è sicuramente quello legato alla presenza costante di sostanze inquinanti, che potrebbero causare una mancanza di ossigeno. Questo porta con se un altro rischio da non sottovalutare, che è quello legato alle cadute, infatti la carenza di ossigeno potrebbe provocare dei giramenti di testa, torpore e sonnolenza. Per questo motivo le imprese sono obbligate ad installare dei sensori che permettano di controllare la qualità dell’aria.

Ulteriori rischi possono essere quelli collegati all’impatto acustico, alle condizioni microclimatiche dei luoghi di lavoro e al rischio d’incendio.

L’importanza della formazione

Il decreto sopra citato sottolinea in maniera particolare l’importanza della formazione e per questo stabilisce, i principi e i contenuti fondamentali della formazione e obbliga le attività che operano nel settore degli spazi confinati a elargirla.

Nel caso in cui venga assegnata un’attività in regime di appalto, il committente dovrà fornire una specifica formazione e il corretto addestramento non solo ai lavoratori ma anche ai datori di lavoro che operano nei cantieri. Questa formazione dovrà essere correlata da un costante aggiornamento.