Gli articoli 225/226 del Testo Unico stabiliscono che il datore di lavoro debba preoccuparsi di organizzare una valutazione del rischio chimico dell’ambiente lavorativo in modo da stabilire un piano di sicurezza sul lavoro. In base ai risultati di questa valutazione, che stabiliranno se il rischio chimico sia irrilevante o irrilevante per la sicurezza e per la salute, il datore di lavoro dovrà comunque mettere in pratica le dovute misure precauzionali.

La valutazione del rischio chimico è un programma che si sviluppa in tre punti:

  • La prima fase consiste nella valutazione del pericolo attraverso lo studio dell’etichetta del prodotto chimico, che in base al regolamento REACH, deve stabilire attraverso un numero di pittogrammi il grado di rischio della sostanza.
  • La seconda fase è rappresentata dalla valutazione all’esposizione, ossia si valuterà il modo, la periodicità e la quantità con cui un lavoratore sarà a contatto con un agente pericoloso.
  • L’ultima fase consiste nella messa in opera da parte del datore di lavoro, a seconda dei risultati ottenuti dalle sopracitate valutazioni, di un programma di misure cautelative per protezione e prevenzione. Dovrà mettere in atto un piano di sorveglianza sanitaria.

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Queste misure precauzionali dovranno partire da una corretta formazione e informazione dei lavoratori che saranno esposti al pericolo. In questo modo si insegnerà il corretto modo di manipolare, conservare e smaltire l’agente chimico. Il datore di lavoro dovrà gestire questa fase prima sotto il punto di vista della prevenzione collettiva e in seguito a quella individuale. Nel primo caso dovrà predisporre il posto di lavoro di sistemi di aspirazione e per quanto riguarda la prevenzione personale dovrà fornire maschere, occhiali, guanti e indumenti protettivi.

Tutti questi rischi portano obbligatoriamente alla presenza di un medico competente che dovrà aiutare il proprietario ad elaborare un perfetto piano di sorveglianza.

In cosa consiste il rischio chimico

Oggi giorno il rischio chimico all’interno degli ambienti di lavoro è molto elevato. Non parliamo solo ed esclusivamente di grandi industrie, ma anche di piccole realtà come piccole imprese o uffici che sono a contatto quotidiano con agenti per la pulizia, con cartucce per le stampanti o con prodotti per la conservazione dei cibi.

Questa massiccia presenza di agenti chimici ha fatto aumentare notevolmente il numero dei lavoratori coinvolti in questo rischio. Per questo motivo i prodotti chimici sono stati suddivisi in due categorie:

  • I prodotti chimicamente pericolosi, la cui esposizione potrebbe provocare un infortunio, che potrebbero essere:
    • Corrosivi
    • Infiammabili
    • Esplosivi
    • Comburenti
  • I prodotti tossicologicamente pericolosi, la cui esposizione potrebbe portare a gravi malattie, che sono quelli:
    • Tossici
    • Irritanti
    • Urticanti
    • Cancerogeni

Cosa stabilisce la normativa

Il Titolo IX del D.Lgs 81/08 stabilisce tutto quello che occorre sapere per attuare una giusta valutazione del rischio chimico. La normativa si suddivide in tre Capi:

  • Capo I: salvaguardia da agenti chimici
  • Capo II: salvaguardia da agenti canceroso
  • Capo III: salvaguardia dall’amianto